
Dimenticate i singoloni divertenti e cazzoni da dance-floor del precedente Employment (tre milioni di copie vendute), Everyday I Love You Less And Less su tutti (ma anche I Predict A Riot. e Na Na Na Na Naa). Con Yours Truly, Angry Mob i cinque ragazzotti di Leeds abbandonano un po’ di quell’aria “funny” e disimpegnata per cominciare a prendersi un po’ più sul serio. Ma mettiamo subito le cose in chiaro, questo non sarà mai un disco rock impegnato, ed il cambiamento è pur sempre fatto nella maniera dei Kaiser Chiefs, quindi i loro fans non rimarranno di certo delusi.
Dirò la verità, il sottoscritto (che non era proprio il loro fan numero uno) non solo non è rimasto deluso, ma perfino piacevolmente sorpreso. Coloro che vedevano nei Kaiser Chiefs solo una band da singoli destinata a sparire nel giro di qualche mese scopriranno di essersi sbagliati di grosso. All’interno di Yours Truly, Angry Mob non troverete difatti solo canzoncine leggere da canticchiare, ma veri e propri brani brit-rock che tendono un vero filo dritto dritto verso le migliori band inglesi (Smiths, Blur, Pulp, ma anche Beatles e Who), abbandonando un po’ di quelle onnipresenti tastiere che caratterizzavano Employment a favore di qualche assolo di chitarra in più, in grado di fornire maggior compattezza ed energia ad un sound che è già inconfondibile.
Il primo singolo Ruby, il crescendo incalzante di The Angry Mob, la ballabile Heat Dies Down, la “Blueriana” I Can Do Without You , l’azzeccatissima Retirement sono tutti pezzi validissimi, e che accostati a brani “atipici” come Love Is Not Competition (But I’m Winnig) , Try Your Best e Boxino Champ (quest’ultima cantata dal batterista Nick Hodgson) fanno sì che l’album si presti anche piuttosto bene ad un ascolto unico, cosa che non accadeva per l’esordio del 2005. Quanto ai testi, diventano stavolta più impegnati, andando a cercare la critica verso il mondo dei mass media (gli stessi mass media che li hanno resi ricchi)
I Kaiser Chiefs si presentano attualmente come i migliori interpreti di quel revival-brit rock capace di sfornare da ormai qualche anno nuove, agguerrite band ogni tot mesi (quando non settimane). Ebbene, il punto forte della band di Leeds è quello di non inventare nulla ma ispirandosi dichiaratamente alle sopraccitate english bands aggiunge quel “qualcosina” tra accattivante e catchy, tra glam e synth, che li fa suonare piacevolmente retrò e nel contempo dannatamente attuali. Non è facile a spiegarsi, ma finchè questa “moda” revival continuerà ad imperversare, i Kaiser Chiefs ci saranno, e saranno sempre un passo in avanti rispetto agli altri.
Forse stavolta mancheranno le “super hits” di Employment (in confronto al quale, Ruby è ben poca cosa), e le vendite subiranno per forza di cose un calo (il primo album è pur sempre il primo album), ma al gruppo di Leeds va dato atto di una certa crescita compositiva e maturazione artistica, in grado di superare agevolmente le difficoltà che un secondo album comporta, oltre a non aver cercato a tutti i costi di bissare il successo commerciale. E questo non è poco.


